mercoledì 25 novembre 2015

Sensuale ed armoniosa: ORIX Prina La Savoiarda 1940.

Sfogliando il bel catalogo del 1939, in ultima pagina si possono apprezzare le carrellate di commenti che giornali sportivi o grandi cronisti hanno postato sulla marca Prina.
Lodando sempre il geniale e tenace Antonio che col fratello segue le sorti dell'azienda, si possono leggere positivi commenti sull'ultima geniale creazione del tecnico astigiano, la Orix Prina, la Savoiarda.
"Finalmente una bici che farà fare un figurone  a me o alla mia bella"
Insomma una bici unisex antesignana.



Inforcandola, in effetti, si ha poco l'impressione di cavalcare una bici da donna, e poco ci manca perché la canna , abbassata di poco, si trasformi idealmente in una bici mascolina.
Il tempo ha inferto i suoi segni sulle canne ultraleggere di questa bellissima macchina, ma ancora si può ammirare l'elegante intreccio di tubi Columbus cromati.
( la Prina si riforniva di questi pregiati tubi per le sole Savoiarda e le bici da corsa, ciò che le rende preziose e leggerissime).


L'intreccio di tubi al retrotreno personalmente mi trova entusiasta e mai mi stanco di osservarlo: personale, elegante, vistoso, differente da quello della maggior parte delle bici Rondinella del periodo.
Molti i particolari in duralluminio, a partire dal bel manubrio a leve rovesciate Ambrosio , i pedali e gli elegantissimi parafanghi con ventaglini finali di grande efficacia.
Una parte gustosa di questo mezzo sono i freni, a tamburo laterale tipo motociclistico, che sicuramente nel 1939 erano quanto di più avveniristico potesse esserci!



La frenata è morbida, sicura e ben modulabile.
Stupisce la presenza di cerchioni in ferro, ma pur esendo tentato di sostituirli con altri in duralluminio come da catalogo, me ne sono ben guardato, giudicando questi quasi sicuramente quelli di primo equipaggiamento.
Anche il cambio, un simplex 3v con leva primo tipo in ottone, era un non plus ultra per il tempo, quando i corridori viaggiavano ancora con lo scomodo Vittoria: pratico e preciso, dona una nota di sportività in più al mezzo.



Infine una nota sulla fanaleria, composta da fanale Radsonne con occhi laterali e dinamo Lux : perfettamente funzionanti, illuminano il buio con discrezione e carattere, esattamente le stesse caratteristiche decise da Antonio Prina per questa bicicletta , immutate ancor oggi.


E se alla discrezione si vorrà contrapporre il bel fascino delle donnine che Antonio amava molto mettere sui depliants ( e non solo qui, ma il pudore blocchi la mia voce e la mia mano...), ecco venirci in soccorso il supporto della gemma posteriore ( fortunatamente ritrovato e salvato, risaldato a stagno su un supporto ad hoc): una sirena armoniosa, eterea, sensuale, degnissima compare e mascotte di questa amazzonica cavalcatura.













mercoledì 11 novembre 2015

Nobile popolare, Taurus 18 1937

Qui in Piemonte le Taurus han sempre girato poco.
Un po'per la mancanza di concessionari.
Un po' per la rudezza che ci contraddistingue ( un piemontese me lo vedo bene in sella a una Gerbi, meno su di una una Taurus...).
Per questo forse , tra i collezionisti locali, le Taurus, pur essendo sicuramente rispettate, godono di minor considerazione.

Sia come sia in collezione me ne son capitate alcune, per caso o per volontà.
Una di queste è il modello 18 che presento ora.
Il modello 18 era il modello di base della casa milanese, con chiavelle alla guarnitura anziché l'elegante sistema a campana e frenata posteriore esterna.

Il telaio però intriga davvero rispetto ad una produzione più normalizzata, come quella della Bianchi.
I tubi sono schiacciati e rastremati al carro posteriore e...udite ! udite!, nessun dado stringisella ma un expander nel canotto sella.

Massima eleganza per fare risaltare anche il fine telaio a giunzioni invisibili!

Il carter, croce e delizia di ogni taurista, era per una volta completo ed in buono stato, con acnora alloggiata sulla parte alta la farfalla che funge da sportellino per introdurre l'olio per  lubrificare la catena.

Il colore verde oliva, che ha resistito ad anni e anni di abbandono, figura ancora ben elegante quasi 80 anni dopo tra una chiazza e l'altra di sana ruggine.
I pedali sono ancora gli originali, marcati taurus.

Dapprima volevo cimentarmi con cerchioni in legno, ma nonostante la grave ruggine, all'interno ho trovato tracce di colore verde e mi è spiaciuto disperdere quella nobile ferraglia che da così tanto si accompagna assieme!

Ecco che allora i cerchioni da 26 1/2 ( non ballon per una volta) girano ancora allegri con alcuni raggi nuovi addosso!
Completano il tutto una bella sella LUPA anni 30 e un impianto luce anni 30 con dinamo Elios e faro Dansi a vetro giallo, cooredato dall'immancabile gemma in vetro pallinato al posteriore.

C'è da dire che la bici fila bene e leggera , quasi da sportiva, anche le salite con un po' di fiato si affrontano serene.
Non ci ho lasciato comunque il cuore e nonostante un restauro appassionato, da buon piemontese le preferirò le meno famose marche locali.

Per una volta....ubi minor, major cessat!